Yuki no Senshi

Una breve introduzione su chi siamo:
Yuki no Senshi è una tradizione relativamente giovane, nata come scuola circa duecento anni fa, ma con radici che affondano nel Periodo Sengoku. Si tratta di una tradizione viva, in continua evoluzione, ma che preserva con accurata gelosia, l'eredità della Koryū che rappresenta, codificata e generata da pratiche pragmatiche e vissute nella realtà della guerra. Peculiarità di questo retaggio è appunto l'evoluzione costante, l'apertura mentale che conduce la trasmissione all'adattamento sempre attuale, tramite confronti e verifiche costanti nello studio delle arti marziali tradizionali e moderne. I suoi principi, vivi e dinamici, si rinnovano di generazione in generazione, trovando il giusto equilibrio tra rispetto per la tradizione e adattamento alle nuove forme di combattimento. È una scuola che fonde la forza del passato con l’energia del cambiamento, plasmando il passato per renderlo rilevante nel presente.
Yuki no Senshi è una scuola che viene presentata come scuola di "Ninjutsu" ma in realtà è molto di più, è una scuola che ha radici profonde nell'arte della guerra feudale giapponese, e che si è evoluta nel tempo in molti sistemi di combattimento corpo a corpo, grazie ai continui confronti con gli sport da combattimento a contatto pieno, sia a mani nude che con le armi.
Intanto ricordiamo che non esiste il "ninjutsu", la via degli shinobi è il Ninpō. I ninjutsu sono tecniche e sistemi peculiari degli shinobi, ma che nella realtà storica, chiunque poteva praticare, non erano tecniche esclusive dei "ninja".
Dopo la caduta dei territori di Iga 伊賀国 e Kōga 甲賀国, durante l'era di Oda Nobunaga 織田信長, numerosi gruppi di superstiti continuarono a praticare le antiche arti Ninpō. Tra questi, un gruppo particolarmente numeroso si unì allo shōgun Tokugawa Ieyasu 徳川家康, grazie alla stretta amicizia tra il loro leader, Hattori Hanzō 服部半蔵, e lo shōgun. Questi guerrieri divennero i Ninshi 忍士, samurai con abilità da shinobi, o shinobi che assunsero il rango di samurai, al servizio dello Shogunato Tokugawa.
Oggi, la discendenza di Shibata Sadataro Takenaka 柴田貞太郎 è custodita dalla grande organizzazione del Musashi Clan 武蔵一族, con sede in Giappone, con la quale ho l'onore di interagire in scambi culturali.
Un altro lignaggio autentico che è giunto fino ai nostri giorni è quello dei Banke Shinobi Kōka Bantō 甲賀流伴党, che preservano lo stile Banke Shinobi No Den 伴家忍之伝. Questi esperti di Ninpō originale portano avanti i principi e le tradizioni di antichi guerrieri shinobi.
Il loro capo, Jinichi Kawakami 川上仁一, in Giappone è un'altra figura stimata ed autoritaria nel campo shinobi, che ammiro moltissimo e spero di incontrare presto durante i miei futuri viaggi in Giappone.
Altri superstiti, invece, divennero Nukenin 抜け忍, una sorta di Rōnin 浪人 shinobi, vagabondi o briganti. Molti di loro incontrarono la morte, alcuni divennero criminali e vennero giustiziati. Altri, invece, trasmisero frammenti dei loro lignaggi a persone fidate, tramandando le loro antiche conoscenze.
E poi c'è Bujinkan 武神館, che detengono nove Ryūha legate al Ninpō, attraverso cui è stato sviluppato il Budō Taijutsu 武道体術, tecniche moderne rielaborate, fondando la più grande e famosa scuola di ninja al mondo. Sono entrato a far parte di questa prestigiosa organizzazione nel 2015, quando è stata riconosciuta la mia storia e il mio livello. È una tradizione che ammiro e rispetto profondamente nonostante i suoi innumerevoli difetti. Ed è chiaro che non è una vera tradizione "ninja" ma un surrogato più moderno, che appartiene a quella categoria di discipline che io definisco "arti marziali da tatami".
Esistono anche gruppi minori di guerrieri sopravvissuti, che non hanno raggiunto la fama e sono scomparsi nell'ombra. Alcuni racconti parlano di lignaggi ancora esistenti, che preferiscono mantenere un basso profilo e restare nell'anonimato.

Mi è stato raccontato che uno di quei gruppi minori di guerrieri sopravvissuti, che svanirono nel nulla, fosse un piccolo clan senza grandi gesta o leggende alle spalle, molto probabilmente degli ashigaru. Composto esclusivamente da guerrieri e cultori delle arti di spionaggio e del camuffamento, originariamente formato da cinque famiglie, Questo gruppo di cinque famiglie si diresse a nord, nei pressi della provincia un tempo conosciuta come Mutsu 陸奥国, dove, in alcune occasioni, prestò servizio anche al Clan Date 伊達氏 (così mi è stato raccontato). Dopo un breve periodo trascorso al servizio di questo clan, le cinque famiglie si separarono e si dispersero nelle regioni settentrionali del Giappone. Una di queste famiglie, la cosiddetta "famiglia fondatrice", si diresse verso le terre di Kushiro 釧路 nell'isola di Hokkaidō 北海道, dove svanì definitivamente nell'anonimato assoluto assumendo un cognome abbastanza comune in Giappone.
Le altre quattro famiglie cessarono di trasmettere il loro lignaggio guerriero ben prima del Periodo Meiji. Di loro non rimase nulla nella storia. Nel 1997, ebbi la fortuna di incontrare l'unico maestro che abbia mai avuto prima dei 30 anni, colui che mi ha addestrato per quindici anni, decidendo di non far morire ciò che sapeva, e che mi ha raccontato molte di queste storie. Un giapponese, la più grande fortuna e onore della mia vita. Un padre, un amico, un maestro. Il suo nome era K. Satou (1954 - 2010).

"Com'è possibile che conosci così in profondità la storia, le strategie, gli utilizzi e la cultura giapponese? Come fai a sapere ciò che sai, in modo così tecnicamente preciso, corretto e storicamente intimo, considerando che nessun maestro in Italia o in Europa ti abbia mai insegnato niente?". Ho ricevuto un sacco di volte queste domande quando mi capita di parlare con esperti o con chi è curioso.
Ora, finalmente, sapete perché. Questa persona, il mio Sensei, mi raccontò una storia avvincente che mi affascinò come un romanzo.
Che sia vera o meno, e ammetto che per i primi anni anche io nutrivo dei dubbi, ciò che mi mostrò, e ciò che mi insegnò, parlò da sé, con i suoi affascinanti, concreti, tangibili ed efficacissimi fatti.
Oggi, grazie a lui, alla testimonianza dei miei allievi e a chi ha combattuto al mio fianco, la via del guerriero è diventata per me qualcosa di naturale. Ho iniziato a viaggiare, a cercare altre realtà, a scoprire nuovi mondi, nuovi maestri, nuove strade.
Io non faccio, non è solo una pratica per me: io sono un guerriero, io sono uno studioso di guerra feudale. Mi alleno dalle tre alle cinque ore al giorno, a seconda degli impegni. Sei volte al giorno, senza eccezioni. Da solo, e in compagnia. E smetto solo quando il dolore e la stanchezza mi impediscono di muovermi. Con le armi e a mani nude, sempre. Cerco confronti, verifiche, sempre contro chiunque.
Ciò nonostante sono una persona molto discreta e solo chi vive con me, come i miei allievi, è testimone di tutto questo. Farmi bello per avere fan, like e follow sui social spiattellando i miei metodi, i miei segreti, e le mie capacità, non mi è mai interessato. Internet per me è solo un covo di somari raglianti, che non merita le mie energie, mi limito a giocarci.
Quando non sono fisicamente in moto, ho sempre libri e ricerche fra le mani e studio come una macchina per ore ed ore senza sosta. Oggi, niente è più prezioso per me di questo antico retaggio e la cultura che lo circonda, e sono determinato a proteggere e custodire ad ogni costo tutto questo.

Sensei non mi presentò mai ciò che mi ha insegnato come "Ninjutsu 忍術". Mai.
Mi mostrò piuttosto una raccolta di conoscenze ed esperienze provenienti da veri guerrieri, i cui antenati, generazione dopo generazione, avevano affinato la teoria e la pratica nelle battaglie reali. Tecniche di Bujutsu 武術, Bugei 武藝, Kobudō 古武道, ed Heihō 兵法, trasmesse dai suoi avi, e che includevano anche principi e tecniche appartenenti al Ninpō 忍法.
Infatti, non mi parlò mai dei suoi antenati come "Ninja", "Samurai" o "Shinobi" 忍者, ma li descrisse piuttosto come Ahisgaru 足軽, che dopo aver combattuto nei campi di battaglia sono diventati studiosi dell'arte della guerra, continuando ad inserirsi in vari contesti per continuare ad ottenere espeirenze. I loro discendenti divennero esperti e cultori della conservazione di questi studi e del loro lignaggio bellico, continuando a praticare nel tempo, sia per conto proprio, sia cercando nuovi maestri da cui attingere per evolversi ulteriormente.

Oggi porto avanti questa tradizione, chiamata Yuki no Senshi 雪の戦士, il cui significato è "Guerrieri della Neve".
Il nome originale era Yuki no Senshi Onmitsu Han 雪の戦士隠密藩, che si traduce come "Il clan segreto dei guerrieri della neve".
In loro onore, ho fondato in Italia Yuki no Senshi Dōjō. Sebbene la scuola sia stata pubblicamente presentata come "Scuola di Ninjutsu", in realtà si tratta di una scuola che tratta argomenti più profondi e vasti, come:
- Bujutsu 武術 – l'arte della guerra feudale giapponese
- Ninpō 忍法 – la via degli shinobi
- Kobudō 古武道 – l’insieme delle arti marziali tradizionali del Giappone, sviluppate prima della modernizzazione del periodo Meiji.
E con il mio avvento anche:
- Sistemi di Combattimento – per gestire fighter di MMA - Boxe e Muay thai (quindi incontri e scambi culturali con queste discipline).
- Nihontō Dō 日本刀道 – la via della spada giapponese (Risultato di uno studio che va avanti da oltre dieci anni) , studiando con:
Tenshin Shōden Katori Shintō-ryū 天真正伝香取神道流, Shinkendō 眞劍道 e Kashima Shinden Jikishinkage-ryū 鹿島神傳直心影流. - Kumidachi 組太刀 – Il vero Kenjutsu. Attualmente siamo l'unica ( e se ci copieranno saremo stati la prima) Scuola di Kenjutsu a Contatto Pieno in Italia. Utilizziamo armature di Hema per il contatto pieno, combattendo con armi in metallo o polipropilene rinforzato, utilizzando sistemi di combattimento da duello o da campo di battaglia medievale.

Perché Kojiki-ryū, e cosa significa?
In realtà la scuola dal Periodo Meiji fu soprannominata Zasshu 雑種 o Zasshu Kakutōka 雑種格闘家, appellativo che è stato scelto dai praticanti Yuki no Senshi. I bastardi, i meticci, gli ibridi ...
Storicamente sappiamo che il mondo degli shinobi era dominato dalla guerra feudale del Periodo Sengoku, dove il combattimento si basava esclusivamente sull’uso delle armi. Gli shinobi erano individui legati a contesti rurali ai margini dei domini feudali, e intervenivano solo per necessità concrete: difendere territori, raccogliere informazioni, sfruttare il territorio e l’ambiente a proprio vantaggio, utilizzando solo ciò che avevano a disposizione, strumenti semplici, per lo più agricoli, adattati alla realtà in cui vivevano. Contro i micidiali samurai dell’epoca, addestrati alla guerra e all'equipaggiamento pesante, qualsiasi idea di affrontare una katana a mani nude o affidarsi a tecniche “spettacolari” sarebbe stata morte certa.
Giunto il periodo Edo, alcuni shinobi entrarono al servizio dello shogunato, ma non divennero certo le spie vestite di nero armate di ninjatō e shuriken che oggi molti immaginano. Pura fantasia. La realtà è molto meno teatrale. Gli shinobi erano, per la maggior parte, strateghi e informatori. Si occupavano di raccolta di informazioni, sabotaggio e, all’occorrenza, eliminazione mirata.
Il combattimento corpo a corpo era ridotto all’essenziale: azioni rapide, funzionali a fuggire o a neutralizzare un bersaglio in silenzio.
Gli shinobi non erano guerrieri da campo di battaglia, né specialisti del combattimento corpo a corpo. Non sprecavano tempo in scontri prolungati mettendo a rischio una missione.
Tutte le scuole "shinobi" che oggi in keikogi nero propongono arti "ninja", hanno dovuto attingere da altre discipline e interpretazioni tecniche mai verichifate, ma basate solo sulla supponenza, per colmare il vuoto del corpo a corpo.
Osservando nel tempo che l'arte della guerra militare feudale fosse in declino, G. Satou (1818 - 1897), un antenato del mio Sensei, si trasferì a sud del Giappone, poco prima del Periodo Meiji, cercando qualcosa di nuovo. Durante i suoi viaggi di lavoro in Cina, a bordo di navi mercantili olandesi che partivano da Okinawa, ebbe modo di scoprire le arti marziali cinesi, tra cui il Tàijí quán 太極拳, il Qì Gōng 氣功 e alcune forme dello Shàolínquán 少林拳, e successivamente, qualche generazione dopo, subentrò il Wing Chun Quan 永春拳.
Nonostante il forte razzismo che incontrò, la sua tenacia gli permise di acquisire le prime basi di quegli insegnamenti, e grazie all'amicizia con due maestri del nord della Cina. Questo segnò l'inizio di un nuovo approccio per il clan Yuki no Senshi, in cui i discendenti iniziarono a viaggiare per la Cina e studiare queste discipline.
Così, la famiglia dei Guerrieri della Neve iniziò a integrare, con grande meticolosità, pratiche cinesi, creando un’arte marziale ibrida che fondesse elementi giapponesi e cinesi, sia nelle tecniche che nelle pratiche spirituali. Fu così che nacque lo stile Zasshu-ryū 雑種流, ovvero "scuola ibrida", una scuola che univa più stili e culture diverse. Sebbene la parola zasshu in giapponese possa avere una connotazione dispregiativa (significando proprio "ibrido bastardo"), il nome fu scelto di proposito per accettare il distacco culturale, ed onorare con arroganza l'originalità dell'integrazione culturale che rappresentava. Tuttavia, il nome ufficiale dello stile ibrido non divenne Zasshu-ryū, ma Kojiki-Ryū 古事記-流. Il motivo di questa scelta sta nel profondo e nobile significato dei kanji che compongono Kojiki. Anche se mi è stato detto che gli eredi, ad un certo punto non accettarono quel nome e crearono questa filosofia "kojiki" come scusa per cambiarlo.
Noi raccogliamo, studiamo, elaboriamo e creiamo, rafforzando ciò che abbiamo nel tentativo di renderlo adattabile ad ogni era, senza però perdere mai la nostra identità.

Il Significato di Kojiki
Il Kojiki è il primo testo letterario giapponese, scritto nel 712 d.C. da Ō-No-Yasumaro 太安万侶 su richiesta dell'imperatore Temmu 天武, e fu successivamente presentato alla corte dell'imperatrice Gemmei 天皇. Questo testo è considerato il più antico documento della storia nipponica e narra le origini del Giappone, dalle divinità shintoiste (i kami) alla famiglia imperiale, fino al regno dell'imperatrice Suiko 推古天皇. Viene anche considerato il precursore del Nihonshoki 日本書紀, un altro storico testo giapponese.
Il termine Kojiki significa letteralmente "Cronaca di Antichi Eventi", "Registrazione dell'Antico", ed è legato alla tradizione di registrare eventi significativi affinché possano insegnare al futuro. Questo principio rispecchia la filosofia della famiglia Satou, che ha sempre raccolto e custodito conoscenza e cultura nel tempo, cercando di preservare il passato, ma anche di adattarlo per il futuro.
Per questo motivo, Kojiki-Ryū non è solo un nome bizzarro per un nuovo stile di arti marziali, ma un viaggio nel passato, che cerca di preservare e tramandare le tecniche, la cultura e la conoscenza con l'obiettivo di non perderle. Una scuola dove primeggia lo spirito di conservazione, dove abbracciare il futuro non significa dimenticare il passato.
Oggi, il nome Kojiki-Ryū rappresenta molto più di uno stile di combattimento: è un simbolo di continuità, rispetto e ricerca di equilibrio tra il passato e il futuro. Uno stile di combattimento che custodisce e tramanda l'antica saggezza delle generazioni passate, con lo scopo di non solo preservare il sapere, ma anche di viverlo e trasmetterlo alle generazioni future.

Simbolo Yuki no Senshi: Kigō 記号

Il simbolo di Yuki no Senshi 雪の戦士 è un potente emblema che racchiude un profondo significato filosofico e spirituale, che si riflette nella sua composizione e nelle immagini che evoca.
Il Kanji "Yuki" 雪, che significa "neve", è l'elemento centrale di questo simbolo. La neve è un simbolo di purezza, silenzio e serenità, ma allo stesso tempo rappresenta la forza del clima invernale di Hokkaidō, dove le radici del clan Yuki no Senshi affondano. La neve simboleggia anche il cilo di morte e vita, e la limpida permanenza della verità.
La scia che accompagna il kanji rappresenta un'azione decisa, una sferzata, un attacco. La forma della scia può essere vista anche come una curva che ricorda una luna crescente, simbolo di illuminazione e conoscenza. La luna crescente indica il cammino verso la crescita spirituale, la ricerca della verità, e la continua evoluzione del guerriero. La luce della luna, che cresce e diventa sempre più luminosa, simboleggia il cammino di apprendimento che culmina in una saggezza perfetta.
La scia che svanisce la fine del movimento simboleggia la transitorietà e l'effimero, in contrasto con la durezza della vita. Dopo l'azione, rimane solo la neve, che rappresenta la pace interiore, la calma dopo l'intensità del conflitto, e il ritorno all'armonia. Questo indica che, dopo ogni battaglia o difficoltà, ci deve essere sempre un momento di quiete, di riflessione, in cui si può ritrovare la serenità, per poi ricominciare in un contrasto equilibrato tra delirio e pace.
La scia che si dissolve nella neve ci insegna anche un altro concetto fondamentale: che una vita vissuta pienamente nell'azione, non nella passività, senza rimpianti, è una vita che può svanire con serenità, proprio come la scia che scompare lasciando solo la neve bianca e pura. Non c'è rimpianto per un'azione che è stata intrapresa con determinazione, ma solo pace nel riconoscere che ogni passo, ogni decisione, era una parte essenziale del proprio cammino.
In sintesi, il simbolo del Yuki no Senshi esprime l'armonia tra l'azione e la riflessione, tra la forza e la calma. È un monito a vivere la vita con consapevolezza e senza paura, perseguendo la conoscenza e l'illuminazione mentre si abbraccia la transitorietà dell'esistenza, senza mai perdere la purezza e la virtù.

Stemma Clan Yuki no Senshi: Mon 紋

Il mon, o stemma, della famiglia Satou e del clan Yuki no Senshi è un emblema intriso di significati profondi e simbolici, che riflettono non solo l'identità del clan ma anche i valori e la filosofia che permeano la sua scuola di arti marziali.
La mezza luna capovolta
La mezza luna capovolta è un elemento distintivo del simbolo e rappresenta, in modo figurato, un ciclo che sta per compiersi, un cammino che si è già intrapreso ma che non è mai completo. Questo simbolo incarna l'idea di crescita e di continuo perfezionamento: la luna, simbolo di illuminazione, ma capovolta, rappresenta un percorso che è sempre in divenire, un'inclinazione verso la consapevolezza che è costantemente in evoluzione. La mezza luna capovolta può anche simboleggiare il legame tra il passato e il futuro, in quanto richiama il passaggio dal tradizionale al contemporaneo, mantenendo però intatti i valori originali del clan.
I sei tomoe
I tomoe sono simboli che appaiono spesso nelle tradizioni giapponesi e hanno significati diversi a seconda del contesto.
Nel caso dello stemma del clan Yuki no Senshi, i sei tomoe rappresentano coloro che hanno contribuito alla creazione del clan e della sua scuola di arti marziali. Ogni tomoe simboleggia un individuo o un gruppo che ha svolto un ruolo fondamentale nel fondare e preservare la tradizione del clan, celebrando così la collettività e l'unità nel proseguire il legato di antichi guerrieri.
Il fiocco di neve
Il fiocco di neve, al centro del simbolo, richiama direttamente il kanji yuki 雪, che significa "neve" e rappresenta l'elemento distintivo del clan. La neve, come detto precedentemente, è simbolo di purezza, silenzio e tranquillità, ma anche di una forza inaspettata e devastante.
Il fiocco di neve è anche un richiamo alla tradizione giapponese, portando il simbolo di Yuki no Senshi al centro di un contesto di identità nazionale. Questo pone il clan come profondamente radicato nella cultura giapponese, pur nelle sue contaminazioni e influenze, celebrando l'appartenenza al proprio paese e mantenendo il rispetto per le tradizioni locali.
Il Sol Levante
Infine, la presenza del Sol Levante (un elemento ricorrente nella simbologia giapponese) dietro il fiocco di neve sottolinea il forte legame con la cultura e la storia del Giappone. Anche se la scuola del clan Yuki no Senshi si è evoluta in una disciplina ibrida, che ha assorbito insegnamenti da tradizioni diverse, la sua essenza rimane saldamente giapponese. Il Sol Levante rappresenta non solo l'idea del Giappone come patria, ma anche la luce, la speranza, e la nascita di nuove idee in un contesto culturale e storico molto radicato.
Conclusioni
Zasshu-ryū 雑種流 è un termine che voglio riportare, mettendo in secondo piano il nome di ripiego Kojiki-ryu, perchè non c'è vergogna nell'ammettere di aver cambiato stile, si tratta di evoluzione, di adattamento e se per farlo bisogna modificare il codice così sia.
Ora che ne ho avuto l'autorità, condurrò questa scuola verso nuovi orizzonti. Studiando, praticando e combattendo con altri stili, insegnando ai miei allievi l'importanza di questa strada, per mantenere di qualità tutto ciò che ci è stato donato bisogna verificare, testare sempre, contro altri, no contro la nostra disciplina. Se la disciplina che pratichi non ti sa difendere alle altre non ha alcun senso.

Scolaro Giuseppe Simone
ジュセッペ シモネ スコラロ