Abbigliamento Ninja (Vestiario degli shinobi)

Secondo il Sōke della Bujinkan Masaaki Hatsumiin, nel suo libro “The Way Of The Ninja Secret Techniques” lo Shinobi Shozoku 忍び装束 il famoso abito dei ninja non è il vero abito che indossavano questi guerrieri. Secondo lui, vi sono vari preconcetti dati purtroppo dai media, infatti non è vero che il ninja indossava sempre questo abito, perché se il ninja avesse avuto una uniforme univoca sarebbe stato riconosciuto molto facilmente. In realtà poteva indossare un qualsiasi abito giapponese, camuffato in modo che in qualunque momento il ninja potesse mettersi il Sanjaku-tenugui per non farsi riconoscere, nella giacca e nei calzoni il ninja cuciva delle tasche segrete per poter riporre documenti segreti o le armi segrete (Kakushi Buki 隠し武器) e poteva essere non solo del colore nero o bianco, ma anche blu scuro, marrone scuro o rosso scuro. Solitamente il ninja si vestiva ditutto punto solo per penetrare nelle fortezze o nei campi nemici con le tecniche di Shinobi Iri 忍び 入り e per il suo utilizzo nelle tecniche di fuga e mimetismo attraverso il Togyo no Jutsu, lo Shinobi Shozoku non era che un modo per infiltrarsi,infatti il ninja utilizzava anche i travestimenti Henso Jutsu 変装術 che nella Togakure Ryu erano conosciuti come le tecniche dello Shichihode Sanpo Gata 七方出三法型 (Forma delle sette vie di fuga e la forma dei tre metodi) che consisteva in sette metodi di travestimento:
1) Komuso 虚無僧, 2) Shukke 出家, 3) Yamabushi 山伏, 4) Shonin 商人, 5) Hokashi 放歌師, 6) Sarugakushi 猿楽師, 7) Tsune no Kata (常の形) e tre metodi per cambiare le sembianze del corpo.

Lo Shinobi Shozoku era composto dallo Shinobigi 忍び着 (l’abito con delle tasche segrete simile a un comune abito da lavoro giapponese), Tekkou 手甲 (bracciali tipici del viandante o del monaco giapponese), Kyahan 脚半 (gambali), Tabi 足袋 (tipiche calzature giapponesi), Ghette per coprire i polpacci, e il Sanjaku-tenugui 三尺手拭い (che erano due pezzi di stoffa di 30 cm X 90 cm, utilizzati per coprire il volto in modo che se una parte veniva tirata via l’altra continua a coprire almeno una parte del viso. Inoltre il ninja poteva utilizzare in vari modi il sanjaku-tenugui, per esempio, per filtrare l’acqua o legando le estremità e riempiendolo di aria calda come salvagente di emergenza, ecc. Lo Shinobi Shozoku è anche conosciuto come Ninniku Yoroi 忍辱鎧 “l’armatura della perseveranza contro le umiliazioni” questo significa che l’abito del Ninja è come il Kesa 袈裟 del monaco, tutte le umiliazioni si devono fermare al nostro abito, mantenendo la mente e il cuore puro così che non possa essere intaccato da nessuna impurità.

(Dal Libro del Sensei Kacem Zoughari – “NINJA / GLI ANTICHI GUERRIERI OMBRA GIAPPONESI)

"Non si può parlare del ninjutsu senza evocare l’immagine del terribile adepto che vi dedicava anima e corpo, con lo scopo di diventare più di un semplice guerriero. Il ninja, la super spia, che lasciava dietro di se una paurosa scia di morte e mistero. Ma il ninja era ed è tuttora uno specialista nel pieno senso della parola, un vero e proprio esperto nel combattimento, abile nell’uso di ogni genere di arma, un acrobata e agile atleta, illusionista eccezionale nell’entrare nelle menti del nemico e confondere le sue tracce quando ricercato, in grado di perlustrare il territorio nemico e seguire le sue tracce come un animale.
Tutta via molto di ciò che gli occidentali sanno sui ninja è solo un pallido riflesso della realtà. Quando si chiede ad un istruttore, uno studente o un appassionato di arti marziali giapponesi qualche informazione sul ninjutsu o sui ninja, la risposta è spesso legata alla loro leggenda moderna, agganciata ai libri o ai film. Chi sostiene di conoscere le tecniche giapponesi di combattimento descriverà il ninja come una atleta completo in grado di compiere ogni impresa ed applicare le tecniche di tutte le altre arti marziali. Ma per i giapponesi i ninja sono Guerrieri, o meglio “spiriti” dotati di capacità sovraumane e dediti a pratiche occulte ed esoteriche. Studiosi, alchimisti e grandi conoscitori delle scienze, dell’anatomia e dell’artigianato, in grado di creare da se villaggi, armi e tecniche di combattimento ideate da raffinati studi sul corpo umano e la sua psicologia. Essere ninja dunque, non è altro che uno stato mentale dedicato a se stessi e alla conoscenza, lontano dunque dal diventare semplicemente un provetto assassino."

La figura del Ninja vestito di nero è semplicemente legata alle leggende popolari, poiché questi esperti guerrieri non girovagavano con tale abbigliamento.
Tutta via nel corso degli anni ci si è poi adattati all’era moderna, e agli (Shinobi Shozōku 忍び装束) , l’uniforme Ninja o il Keikogi Nero (道着).

Kasa 笠

(Copricapo Tradizionale Giapponese)

  • Un kasa (è un tipo di cappello tradizionale del Giappone. Questa parola diventa "gasa" quando è preceduta da un'altra parola che specifica il tipo di cappello o quando forma nomi composti, per il fenomeno del rendaku.
  • Il kasa tipico dei monaci buddisti è molto grande, simile ad una ciotola o a forma di fungo ed è composto da paglia di riso intrecciata. Non ha forma conica come il cappello a cono di paglia dei contadini, e non è alto quanto il cappello da viaggio del samurai. È solo un grande cappello che copre dalla metà superiore ai due terzi del volto. Pertanto, aiuta a non rivelare l'identità del monaco e gli permette di viaggiare senza distrarsi dai luoghi di interesse intorno a lui durante il viaggio. Molti kasa sono fatti di bambù e servono anche per coprirsi dalla pioggia, dalla neve e dal sole.

Di seguito è riportato un elenco di kasa:

  • Amigasa
  • Fukaamigasa
  • Jingasa 陣笠
  • Sandogasa 山道笠
  • Sugegasa 菅笠
  • Torioigasa
  • Takuhatsugasa 托鉢笠
  • Yagyūgasa
  • Roningasa

Tabi足袋 (Calzari)

I tabi sono dei calzini tradizionali di cotone giapponesi che arrivano all'altezza della caviglia e che separano l'alluce dalle altre dita del piede. Risalgono al XVI secolo ed hanno raggiunto un picco di popolarità durante il periodo Edo (1603 - 1867).
A differenza dei normali calzini, che quando indossati aderiscono perfettamente al piede perché fatti di materiale elastico, i tabi vengono tradizionalmente creati con due lembi di stoffa non elastica, hanno quindi un'apertura sul retro per permettere al piede di scivolare dentro e naturalmente dei bottoni per chiudere l'apertura. Sembra che la parola tabi derivi dal termine tanbi, che significa un livello di pelle. In antichità erano fatti di cuoio e venivano portati dalle classi più agiate e dai samurai.

I tabi vengono indossati, soprattutto nel periodo estivo, sia da uomini che donne con dei sandali zōri, geta o calzature analoghe.

I tabi bianchi sono usati in situazioni formali come le cerimonie del tè e sono inoltre essenziali con i kimono o con costumi tradizionali simili. Talvolta gli uomini indossano dei tabi blu o neri durante i viaggi, mentre i tabi con colori più sgargianti o con delle fantasie stampate vengono indossati principalmente dalle donne.

I tabi sono utilizzati in Giappone dai ballerini di danze tradizionali, gli attori e i batteristi taiko. Oltre che nell’abbigliamento tradizionale vengono usati anche dai praticanti di arti marziali (karate, kendo, kenjutsu, kyudo e iaidō). Inoltre, secondo la teoria Shiatsu, indossare i tabi porta benefici alla schiena, alla colonna vertebrale e alla digestione per la presenza dei meridiani dell'agopuntura localizzati tra le due dita.

Tipologie di Tabi:

  • I tabi odori (detti anche tabi da interno) sono più alti, non elastici ed usati generalmente negli ambienti interni della casa
  • I calzini tabi sono elasticizzati e più bassi dei tabi standard
  • I jika-tabi (letteralmente i tabi che hanno contatto con il suolo), indossati solitamente da operai edili, contadini e giardinieri, sono stivaletti rivestiti in gomma e modellati sul calzino tradizionale.

JIka-tabi足袋 (Calzari da Esterno)

I jika-tabi, ovvero tabi che hanno contatto con il suolo. Sono degli stivaletti giapponesi da lavoro pesante, modellati sul calzino tradizionale giapponese che divide l'alluce dalle altre dita del piede, chiamato tabi.

Essendo fatti di materiale più resistente rispetto ai calzini tabi ed avendo una suola rivestita in gomma, sono spesso usati dagli operai edili, contadini e giardinieri e chiunque faccia un lavoro pesante. Come i tabi, i jika-tabi dividono l'alluce dalle altre dita del piede, così che possano essere indossati con dei sandali infradito (tipicamente gli zōri), anche se esteriormente somigliano a degli stivali e sono generalmente utilizzati come calzatura che non come calzini.

Sebbene stiano lentamente scomparendo, in favore delle scarpe con la suola completamente rigida, molte persone li preferiscono per la flessibilità e la morbidezza delle suole. Questo dà un contatto tattile e prensile con il suolo, fattore molto importante per alcuni tipi di lavori che richiedono equilibrio ed agilità. Gli operai che attraversano costantemente dei cantieri si sentono più sicuri sapendo cosa calpestano e carpentieri e giardinieri usano i propri piedi come un altro paio di mani, aiutandosi ad esempio a tenere un oggetto al proprio posto. Uno svantaggio dei jika-tabi è che non proteggono dalle cadute o dagli oggetti taglienti.

Shojiro Ishibashi, il fondatore della nota azienda di pneumatici Bridgestone Corporation, viene accreditato come inventore di questo tipo di calzatura.

Fuori dal Giappone, dove possono essere acquistati nei negozi di arti marziali, i jika-tabi sono apprezzati da chi, appunto, fa questo tipo di sport; vengono inoltre indossati da gente comune per fare esercizio, correre le corse campestri, camminare e chi fa arrampicate.

Geta下駄 (Zoccoli Tradizionali Giapponesi)

I geta sono dei sandali tradizionali giapponesi a metà tra gli zoccoli e le infradito. Sono un tipo di calzatura con una suola in legno rialzata da due tasselli, tenuta sul piede con una stringa che divide l'alluce dalle altre dita del piede. Vengono indossate con gli abiti tradizionali giapponesi, come gli yukata e meno frequentemente con i kimono, ma durante l'estate (in Giappone) vengono portate anche con abiti occidentali. Grazie alla suola fortemente rialzata, con la neve o la pioggia, vengono preferite ad altri sandali tradizionali come gli zōri. Generalmente, i geta, vengono portati sia senza calzini che con appositi calzini chiamati tabi.

La calzatura consta di una tavoletta legno grezzo, chiamata dai (台, supporto), con una stringa di tessuto chiamata hanao (鼻緒) che passa tra l'alluce e il secondo dito. I due tasselli sotto la suola vengono chiamati ha (歯, denti); anch'essi sono in legno, di solito di kiri (桐, paulownia), ed emettono un suono particolare a contatto col suolo, che è chiamato カランコロン o karankoron. Questo suono talvolta viene menzionato come uno dei suoni quotidiani che mancano di più ai giapponesi anziani nella vita moderna.

Zōri草履(Sandali Tradizionali Giapponesi)

Si tratta di calzature senza tacco, simili all'infradito occidentale, fatte di paglia, di riso o altre fibre naturali, oppure di stoffa, legno laccato, pelle, gomma o altri materiali sintetici. Il tallone dovrebbe sporgere di circa 1/2 cm-1 cm dietro, e il mignolo non ha nulla su cui appoggiare. La stringa che tiene unito il piede alla calzatura è chiamata hanao. L'hanao, come nei geta, è posto al centro della parte finale del sandalo, non c'è quindi distinzione tra scarpa destra e scarpa sinistra; può essere di materiali come il velour, vinile, broccato o pelle (per gli uomini).

Gli zōri da donna in vinile sono considerati mediamente formali, ma non formali come quelli in stoffa, come ad esempio quelli in broccato, che sono utilizzati in occasioni più cerimoniali come ad esempio un matrimonio o un funerale. L'hanao è di solito di colore rosso.

Gli zōri da uomo sono spesso fatti con materiali che imitano la paglia, come il polistirolo espanso e con le suole in sughero. L'hanao per gli uomini è spesso bianco o nero.

Maschere Ninja
Sanjaku-tenugui三尺手拭い

I sanjaku-tenugui erano due pezzi di stoffa di 30 cm X 90 cm, utilizzati per coprire il volto in modo che se una parte veniva tirata via l’altra continua a coprire almeno una parte del viso. Inoltre il ninja poteva utilizzare in vari modi il sanjaku-tenugui, per esempio, per filtrare l’acqua o legando le estremità e riempiendolo di aria calda come salvagente di emergenza, ecc.